Psicofarmaci e Bambini …

 Come abbiamo visto gli psicofarmaci vengono oggi prescritti e consigliati con sempre maggior frequenza e facilità, spesso trascurando di informare adeguatamente il paziente sui loro effetti collaterali, per non perdere tempo, per paura che possa rifiutare di assumerli, oppure più semplicemente per negligenza e superficialità. Per questo non bisognerebbe mai dimenticare che esiste il diritto al consenso informato, un obbligo cui il medico non può sottrarsi e che dovrebbe essere sempre esercitato, a maggior ragione quando si tratta di farmaci che possono avere pesanti conseguenze, anche permanenti, su chi li assume. Tutto ciò è ancor più vero se ad essere coinvolti in qualità di pazienti sono i bambini.


In questi ultimi anni stiamo assistendo ad un aumento esponenziale di diagnosi di “disturbi del comportamento e dell’apprendimento”, in cui l’ "ADHD(deficit di attenzione e iperattività) tende a fare la parte del leone. Poiché come noto non esiste un test di laboratorio che dimostri la presenza (o assenza) della “malattia”, la diagnosi di ADHD, come anche gli altri disturbi della condotta e dell’apprendimento, è basata esclusivamente su accordi (magari votati a maggioranza), degli psichiatri che periodicamente si occupano della classificazione e della categorizzazione dei disturbi psichici (ICD, DSM …). Nella realtà dei fatti però in questo modo, senza dovuti approfondimenti tutti, bambini e anche adulti, possono rientrare nei criteri. Ad esempio, i comportamenti che vengono identificati come sintomi di ADHD possono essere:

  • Non presta molta attenzione ai dettagli, commette spesso errori nei compiti scolastici o i altre attività;
  • Il lavoro è spesso disordinato e privo di cura;
  • Ha difficoltà nel continuare a prestare attenzione ad attività o giochi;
  • Non completa i compiti scolastici, lavoretti o altri doveri;
  • Spesso giocherella nervosamente con le mani o con i piedi, non sta fermo quando è seduto;
  • Spesso corre o si arrampica, in modo eccessivo o in situazioni in cui è inappropriato;
  • Spesso si muove in continuazione;
  • Spesso parla troppo;
  • Interrompe o intralcia gli altri (ad esempio si intromette nelle conversazioni o nei giochi).

Alzi la mano chi non si riconosce (o non riconosce il proprio figlio) in qualcuno di questi comportamenti! Ogni bambino in una certa fase della propria vita può essere particolarmente attivo, o prestare poca attenzione, o apparire inattivo, ma da qui ad affermare (e quindi prescrivere un farmaco) che questi comportamenti siano il risultato di uno squilibrio chimico ne passa … !

E' molto importante anche tenere ben presente che gli psicofarmaci (compresi quelli prescritti per l'ADHD), al massimo mascherano il problema, ma di certo non ne curano la causa.

In conclusione, ci sono molte ragioni per cui un bambino può essere particolarmente attivo, disattento, o sognare ad occhi aperti a scuola. Dietro a questi comportamenti potrebbe davvero nascondersi una malattia fisica (es. una disfunzione tiroidea), oppure trattarsi di una semplice allergia, o di una nutrizione inadeguata (molti studi dimostrano miglioramenti nella condotta semplicemente modificando la dieta). Per altri invece essere particolarmente “energici” potrebbe semplicemente far parte della propria natura; talvolta i bambini molto creativi e intelligenti possono mostrare disattenzione e insofferenza solo perché si annoiano: noi come ci sentiremmo se venissimo costretti a stare seduti e ad annoiarci per sei ore al giorno, cinque o sei giorni alla settimana? Come ogni insegnante sa bene, “… quale ragazzino non vorrebbe muoversi, agitarsi, correre, non prestare attenzione o divagare in qualsiasi modo possa? Queste sono le cose che i bambini normali, energici vogliono fare quando si annoiano o sono frustrati …”

Sfortunatamente in casi come questo alcuni centri di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza non esitano, con troppa superficialità, sulla base di uno o due colloqui e una batteria di test, a etichettare e inquadrare il bambino in una categoria diagnostica, per cui “si rende necessario” (quando non è imposto sotto più o meno velata minaccia di sottrazione della potestà genitoriale) che venga curato attraverso l’assunzione di “farmaci specifici”. Sarà questa, nel migliore dei casi, un’etichetta che il bambino si porterà dietro per il resto della vita; talvolta infatti le conseguenze possono essere anche ben peggiori …

Per questo è necessario che i genitori siano ben consapevoli di ciò che vanno ad affrontare quando si trovano coinvolti, spesso a seguito di un input partito proprio dall’istituto scolastico, in una situazione di questo tipo. Bisogna che prima di tutto si accertino che il proprio figlio non abbia dei reali disturbi fisiologici (attraverso appositi esami clinici), e che poi verifichino che non vi siano dei problemi specifici all’interno del contesto scolastico (ad esempio emarginazione, bullismo, episodi di abuso fisico e psichico …). E’ molto facile che la risposta sia in uno di questi ambiti. Le alternative alle cure farmacologiche sono davvero tante per poterle qui elencare tutte …

In ultimo, a scanso di equivoci e contrariamente a quanto potrebbe apparire da quanto scritto fino adesso, vorrei precisare che la farmacologia ha aiutato e aiuta moltissimo in una infinità di ambiti, compreso quello psichiatrico, ma desidero sottolineare quanto sia fondamentale la loro conoscenza, tanto più se coinvolge direttamente noi o i nostri figli. E’ quindi necessario non assecondare passivamente l'abitudine sempre più diffusa e pericolosa dell'assunzione di questi farmaci alla stregua di un’Aspirina, le cui possibili conseguenze possono essere talvolta ben più gravi del disturbo che si prefiggono di curare.